Stramaccioni a Il Mattino: Tutti vogliono Conte. “Antonio connota qualsiasi squadra che allena”
L’ex calciatore, allenatore e commentatore di DAZN, Andrea Stramaccioni, ha parlato in un’intervista a Il Mattino, in cui sottolinea il percorso del Napoli con Antonio Conte in panchina.
«Io credo che il Napoli abbia vinto una partita chiave del suo campionato, giocando 25 minuti ad altissimo livello e globalmente un primo tempo molto positivo e ad altissima intensità. Soffrendo, è vero, nella ripresa ma anche a causa dei tanti giocatori cui ha dovuto rinunciare. Ripensando alle recenti uscite della squadra di Conte quella di domenica sera mi ha ricordato per intensità il secondo tempo contro l’Inter, dove il Napoli era stato arrembante e aveva stra-meritato il pareggio. Ho sempre pensato che se avesse fatto due vittorie fra Milan e Bologna, il Napoli sarebbe stato nettamente in corsa per giocarsela fino alla fine con l’Inter. Oggi posso dire che sia a metà dell’opera…».
«La capacità di reagire sempre agli imprevisti di formazione che questa stagione. Li ripercorro velocemente: 3-4-2-1 a inizio stagione, poi virata sul 4-3-3, poi partenza di Kvara e infortunio di Neres con ritorno al 3-5-2 … Quindi inizia il periodo di Raspa dietro Lukaku, poi infortunio di Anguissa, quello di McTominay last minute che ti cambia ancora per l’ennesima volta il piano tattico. Beh insomma… nessuno in questa serie A, soprattutto al vertice, ha avuto delle variabili così grandi che lo hanno costretto a cambiare così tanto tatticamente quanto il Napoli di Conte».
«Chi era al Maradona ha percepito e respirato che tutto il Napoli e il suo condottiero sono mentalmente concentrati e determinati a dare battaglia su ogni pallone fino all’ultima giornata. Non importa se sarà per lo scudetto o per la Champions, giocare contro questo Napoli porta a dover mettere in campo contenuti agonistici elevatissimi per chiunque e lo si è visto anche quanto abbia pagato il Milan una partenza molle».
«Sono giocatori diversi: Jack dà il meglio di sé sotto la punta e Neres se sta bene ti spacca le partite sulle fasce con le sue accelerazioni. Uno ha il gol nel sangue mentre il brasiliano vive per gli assist. Il vero dilemma è che nel 4-3-3 storicamente nel Napoli si è sempre fatto fatica a far giocare Raspa con continuità».
«Antonio connota qualsiasi squadra che allena. Chi lo vuole è alla ricerca di una svolta, di un’identità forte ed è normale lui sia un potenziale candidato per queste grandi piazze. È vero che nel calcio tutto può succedere ma sarei davvero sorpreso di vedere questa estate Antonio in un ritiro estivo senza i colori del Napoli addosso. Anche perché a Napoli già ci sono passati con Spalletti: diventa dura dura sostituire allenatori così impattanti sulla squadra e che sono cosi amati dai tifosi».
«Il numero delle gare giocate fino ad oggi e il calendario futuro molto fitto per l’Inter sono sicuramente due punti oggettivi a favore del Napoli. C’è poi la profondità della rosa e l’esperienza e l’abitudine a questi finali di stagione sono invece quelli a favore dei nerazzurri».
«Ovviamente non sarà decisiva ma è un momento chiave. Il Napoli al Dall’Ara incontrerà la squadra oggi più in forma della serie A e ci giocherà sapendo in ogni caso conoscendo già il risultato dell’Inter a Parma. Vincere lì sarebbe tanta roba, anche perché nelle successive e ultime 7 gare il Napoli incontrerà tutte squadre che occupano dalla undicesima posizione in giù in classifica. Diciamo che è importante per il Napoli che l’Inter lunedì sera non sia scappata via…».
«Beh stravolto, non direi. Il 4-3-3 è nel dna di questa squadra e nelle ultime cinque gare con la difesa a tre il Napoli aveva vinto solo con la Fiorentina. Diciamo che il vero stravolgimento è stato in relazione a ciò che Antonio aveva provato in settimana e voleva fare con lo scozzese: facendolo partire da sinistra al fine di supportare la coppia di play Lobotka e Gilmour che ultimamente ha “rapito” il suo cuore in mezzo al campo e lasciare Raspa dietro Romelu lì davanti».
«Onestamente no, perché alla fine i fatti ci dicono che Kvara non è stato sostituito, Okafor non ha ancora dato il suo contributo e per chi avesse avuto dei dubbi su un ipotetico valore oggettivo lontano dalla penisola… Kvara sta facendo la differenza anche a Parigi».
«Perché è il sistema che questa squadra conosce meglio sia a livello “esperenziale” individuale che a livello di collettivo. A parte i reduci dallo scudetto vinto con questo sistema, anche i nuovi hanno un percorso con questo modulo da Neres a Gilmour e McTominay. Nel primo tempo era evidente la sincronia e gli automatismi e come l’occupazione degli spazi fosse sempre armonica e propositiva. Ci sono stati cambi di gioco e situazioni interpretate quasi “alla cieca”».
«A me loro due fanno impazzire, sono forti, complementari, si capiscono con uno sguardo, si aiutano l’un l’altro. Sono uno spettacolo da vedere dal vivo. E anche in Nazionale molte delle cose migliori come costruzione di gioco si sono sviluppate dalle loro parti, il primo tempo di Milano e il secondo di Dortmund in azzurro portano il loro grande contributo».
«Gioca a ritmo altissimo, difendono in 10 e attaccano in 10, interpreta in questo periodo le gare senza cali, ha fame e soprattutto … non fa giocare come vorresti: cercano di venire a togliere le tue sicurezze. Italiano sta facendo un grande lavoro. E poi in ultimo … ma non ultimo hanno una città intera dietro di loro. Sarà una finale».