Il ritiro, il padre di tutti i malesseri (nati il 5 novembre, dopo il no della squadra ad andarsene a Castel Volturno) è ricomparso, prepotente, il 18 gennaio, quando Napoli-Fiorentina è finita e una crisi, ampia e persino clamorosa, è stata certificata: «È una decisione che ha preso la squadra, dobbiamo guardarci in faccia». E fu una notte salutare, sfruttata per confessarsi a lungo, sino a un orario insolito e persino improbabile; poi, all’alba, allenamento e tutti a casa. Casa Napoli è a Castel Volturno e lì dentro, rinchiusi nell’ampia sala stampa, Gattuso, sistemato dietro l’enorme tavolo che l’accoglie per le conferenze, ha avuto modo di parlare – e ripetutamente, quasi fosse un rito – ai calciatori, che gli stavano parati di fronte, a semicerchio. «E non sapete neanche quante volte siamo stati qua per riuscire a capire cosa ci stesse succedendo: e io dai ragazzi ho ottenuto la massima disponibilità e di questo deve essere a loro grato». Gattuso, per entrare nella testa del Napoli, ha dovuto studiarlo con una full immersion: «Io sono fatto così, questo è il mio modo di essere». E poi c’è (ovviamente) il sistema allenante: Gattuso ha introdotto, chiaramente, i propri metodi, cento minuti d’ordinanza, infarciti da un dialogo continuo per abituare il Napoli alle proprie teorie, per farlo calare nelle sue abitudini, per introdursi anche nella «carne» di una squadra della quale doveva impadronirsi.Fonte: CdS